AGRICOLTURA URBANA, IL CONTATTO CON LA NATURA ANCHE NELLE METROPOLI MODERNE

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Viviamo in un tempo in cui le metropoli stanno soffocando il nostro spazio vitale: autostrade, grattacieli, ferrovie, industrie, automobili opprimono l’aria e rendono invivibili le nostre città. Vivere a Il Cairo o Manhattan, Tokyo o Città del Messico rende praticamente impossibile conservare un contatto con la natura, siamo destinati a dimenticare cosa vuol dire camminare nel verde o respirare aria di bosco e i nostri figli sono condannati a pensare che i funghi nascono nel frigorifero dei supermercati.

Per queste motivazioni, che io ho scherzosamente portato all’estremo, che nascono le città-orto, un fenomeno molto diffuso negli ultimi tempi proprio per sopperire al bisogno che ognuno di noi ha di mantenere un contatto con la natura.

Inutile dire che l’agricoltura urbana non fa bene solo al nostro umore o ai nostri polmoni ma ha impatti positivi su diversi fronti energetici, ambientali, economici, per dirne alcuni. L’agricoltura auto-prodotta e a chilometro zero è un risparmio per le nostre tasche e un benessere acquisito per la nostra salute: sapere cosa andiamo a mangiare perché prodotto da noi o da persone di cui ci fidiamo è importante in tempi di ogm e di insetticidi usati con troppa disinvoltura. Insegnare ai nostri figli il corso della natura e a coltivare e curare un orto in modo che conoscano il suo corso e i suoi tempi, li renderà più attenti a quello che mangiano e più propensi a scegliere cibi salutari e rifiutare merendine e fast food.

Se pensiamo, poi, che nel 2015, 26 città del mondo raggiungeranno i 10 milioni di abitanti, con una quantità di cibo da trasportare ogni giorno che si aggira sulle 6 tonnellate, arriveremo a desiderare che l’agricoltura urbana diventi una buona usanza a livello globale.

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