LIBIA E TUNISIA: QUANDO LA RETE SI RIVOLUZIONA E DIVENTA UN’ARMA DA GUERRA

Scommetto che tutti voi avete, almeno una volta, navigato su un social network, che sia Facebook, Twitter o quant’altro. Noi, nel mondo occidentale, diamo per scontato che esistano questi mezzi e la liberta’ di usufruirne, ma spesso non calcoliamo la loro vera portata e potenzialita’.

Le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia hanno infatti portato alla ribalta il ruolo politico dei “social media” nel mondo arabo. Strumenti come facebook e twitter non hanno causato le rivolte, ma, affiancandosi a media più tradizionali, come televisione, radio e quotidiani, sono diventati cruciali nel delicato equilibrio di poteri. In pratica la nuova rilevanza assunta dai social media ha cambiato completamente il rapporto tra comunicazione e politica nella regione.

Vi faccio un esempio: in Tunisia twitter e facebook sono stati fondamentali per diffondere immagini e slogan all’interno del paese, mentre non hanno contribuito granché alla copertura della protesta all’estero. L’utilizzo dei media in Egitto è stato invece ben diverso. Allertati dagli eventi tunisini, i media internazionali, e Al Jazeera in particolare, hanno tempestivamente puntato i loro riflettori sulle proteste che, esordite come risposta a una manifestazione organizzata su facebook contro gli abusi della polizia, si sono evolute grazie ai più diversi mezzi.

Tutto questo mi fa riflettere su un fatto: quando accendiamo il pc e ci connettiamo su Facebook, lo facciamo per divertimento o per lavoro, ma quanti di voi hanno pensato di avere un mezzo che puo’ diventare una vera e propria arma da guerra?

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